VIA LACEDELLI-GHEDINA-LORENZI, CIMA SCOTONI, FANES
Fanes, cima Scotoni, via Lacedelli-Ghedina-Lorenzi (o via degli Scoiattoli)
VI+ (un passo) e A0/A1
ripetizione: Mauro Dall’Argine e Mauro Bologna, 28/06/2026
Dopo aver percorso la via Lacedelli (o via degli Scoiattoli), io e Mauretto ci ritroviamo ancora una volta sulla grande cengia della cima Scotoni. Lui guarda un po’ abbattuto verso la Civetta che pare essere l’unica elevazione priva delle nubi tempestose che stanno ruggendo tutt’attorno: è lì che avrebbe voluto essere. La pioggia per qualche ora è caduta abbondantemente sui nostri caschi e starsene in parete sentendo i tuoni all’orizzonte è come venir sgridati da un’entità sovra umana. Quattro anni fa in questo luogo uscivamo dalla via Cozzolino e anche in quella circostanza, forse con meno aggressività, la pioggia ci aveva costretto ad accelerare. Se allora arrivare in cengia ed essere accolti dal sole mi era sembrato un miraggio, vedere finalmente il casco verde di Mauretto sbucare dalle ghiaie aveva invece reso tutto reale: allora potevo tornare in me e buttare fuori le lacrime.
Sulla Scotoni, nel 2018, Simon Gietl conclude l’apertura della via can you hear me? dedicata all’amico Gerhard “Gerry” Fiegl. Quest’ultimo, poco prima di perdere la vita in Nepal, aveva fatto promettere al compagno di cordata che i due avrebbero aperto una via nuova sulla Scotoni laddove sembrava esserci ancora una possibilità. Simon, realizzato di essere allora senza il suo amico, aveva deciso di aprire la via in solitaria. Alla fine del documentario che racconta questa grande storia d’amore fraterno, il protagonista scrive con precisione “can you hear me?” (puoi sentirmi?) su un libercolo che poi nasconde dentro una piccola nicchia.
Questa, secondo me, è la trascendenza che in molti hanno cercato di insegnarmi senza successo, poiché se è vero che noi esseri senzienti non siamo eterni almeno possiamo concepire l’infinito dentro alle parole.
Questo e molto altro è la cima Scotoni, simbolo anche di un alpinismo che amo citare nelle lezioni di storia, ovvero quello della ribellione contro le “direttissime”. Assieme alla vicina via del Drago sul Lagazuoi nord e alle mitiche vie di Messner sul Sass de la Crusc, la già menzionata via di Cozzolino-Ghio (o via dei fachiri) sulla cima Scotoni è forse l’esempio principe della silenziosa battaglia contro quelle “direttissime” figlie del chiodo a pressione, figlie della tecnica che piega le Alpi ma non gli alpinisti.
Eppure, già nel ‘51 e sempre sulla medesima cima, Lino Lacedelli stava cercando di risolvere un passaggio che avrebbe portato alla realizzazione di una via sconvolgente in termini di logica alpinistica “classica”. Come spesso accade su molte montagne, il superamento di un piccolo e difficilissimo tratto regala l’accesso a un’intera parete, in questo caso gialla ed estremamente repulsiva. Lacedelli e gli Scoiattoli di Cortina sono riusciti a trovare dentro all’oceano una linea possibile, minuta come un tratto di matita, geniale come la soluzione ovvia ad un problema immenso. Cita Emilio Comici in “Alpinismo eroico”, che negli scalatori “il sentimento dell’arte è superiore a qualsiasi considerazione di praticità e di convenienza..”. La faccenda non si riduce quindi alla prestazione fisica o ad un’esternazione dell’ardimento umano. L’alpinismo o lo stile che generano queste vie è come un disegno, la musica di un chiodo che viene percosso o una spennellata degli sci sulla tela della neve.
La via Lacedelli è per quanto mi riguarda uno degli esempi più puri dell’alpinismo di ricerca, l’espressione massima dell’intuito e della lungimiranza. Fondamentale nel bagaglio di tutti gli alpinisti.
Nota: la via è decisamente ben attrezzata e “sicura” in termini di protezioni presenti e possibilità di protezione. Solo un passaggio metterà alla prova i ripetitori ovvero l’uscita dallo strapiombo con traverso a sinistra alla fine del quarto tiro. A parer mio VI+ obbligatorio da interpretare con attenzione. I tiri nella seconda parte sono brevi, scorrevoli e fino all’incrocio con lo spit di “skotonata galattica” concedono con molta probabilità una ritirata.
Mauro Dall’Argine















