NOUVELLE SENSATION
Pilastro della Plote (Creta delle Cjanevate)
via Nouvelle sesation (VII, VIII- o A0)
Ripetizione: Mauro Dall’Argine – Mauro Bologna – Massimiliano Piccoli, 15/08/2026
E’ luglio del 1990 e gli apritori di Nouvelle sensation sono alla base del Pilastro della Plote, la “Marmolada carnica”. A sinistra c’è Stefano Zaleri “Calice”, che è poco più di un ragazzino. A destra un sorridente Mauro Florit senza pile addosso (il che mi suggerisce che forse è stato lui ad aprire le danze). Allora andavano di moda colori sgargianti, andava di moda quel rosa che è diventato bandiera di Vertigine s.r.l. e dello slogan “Bevi Rosso” noto a tutti gli arrampicatori triestini.
Gavevo 48 chili, All Star e via mi..
Sono i nostri maestri, forse i più impattanti, coloro che ci hanno insegnato quei trucchi fuori-manuale che tanto fanno paura ai “burocrati” ma che nascondono l’essenza dell’alpinismo, qualcosa che non si può oggettivare purtroppo. Ora, non voglio dilungarmi su questa parentesi, sono consapevole che all’interno di un’istituzione come il C.A.I. noi istruttori dobbiamo agire nella piena “giustificabilità” del nostro operato, manuale alla mano. Però non possiamo negare che esistono persone ed esperienze vissute in grado di fissare la soluzione ad alcuni problemi più di quanto qualsiasi libro possa fare.
Sulla tenacia dei nostri maestri ho costruito una teoria. Per quanto io mi alleni, per quanto prestante possa essere fisicamente, sono poche le ore che ho passato nella vita lavorando duramente “con le mani”. Ho passato anni su uno strumento musicale e sui libri mentre altri, già in tenera età, passavano intere giornate a stringere attrezzi, magari in condizioni climatiche avverse, magari rimandando anche costantemente i bisogni primari.
Quando Cassin impugnava un martello, lo faceva con la stessa naturalezza di chi impugna una forchetta.
Non so come Mauro Florit e Calice abbiano gestito la cordata, le emozioni e le difficoltà fino in cima al pilastro, ma nel farlo hanno tracciato una via nuova che è ad oggi una delle più difficili scalate delle Alpi Carniche. Alla mia domanda “cosa mi dici su nouvelle sensation?” Calice risponde:
No go ricordi tragici, ma forsi no vol dir niente. El tiro duro credo che se rivi “azzerar”.
In effetti il tiro chiave (gradato VIII-) è ben chiodato, memorabile in quanto a qualità della roccia, esposizione e tipo di arrampicata che a parte un metro di A0 si può scalare interamente in libera tra il VII e il V grado superiore. Quello che tutti abbiamo concordato essere il passaggio più difficile di tutta la salita è però il diedro liscio con strapiombi gradato VII della settima lunghezza. E’ il turno di Mauro Bologna, sarà lui ad affrontarlo, lui che è il mago dei diedri tanto più se questi strapiombano.
Ad oggi non avevo mai sentito Mauretto urlare arrampicando: né in montagna, né in falesia, né in palestra. Lo perdiamo di vista mentre supera lo spigolo e la corda ad un certo punto si ferma. Negli anni si impara a leggere molto del compagno osservando l’incedere della corda e io, in quel momento, capisco senza bisogno di comunicare verbalmente che Mauretto sta per affrontare un passaggio difficile. Un urlo vigoroso squarcia il silenzio, poi un secondo, ormai un ruggito. Io osservo la sosta che non è delle migliori (alla sosta 6 in effetti compare uno solo dei due chiodi segnalati, comunque ben integrato con un friend) ma so anche che l’amico ha protetto bene la lunghezza. Sono insomma serenamente pronto a ricevere quello che sento essere un volo imminente, ho anche calzato le scarpette con buon anticipo per proteggere i piedi da eventuali impatti perché ripeto, la corda ci può anticipare molto di quello che accade ma solo se la si sta ad ascoltare. Poi la corda si ferma un attimo, scorre un metro verso l’alto lentamente e si ferma mentre io e Maxi stiamo in attesa col cuore in gola. Un terzo grido, questa volta acuto e carico di eccitazione, ci conferma che l’amico è passato: applaudiamo.
Trattasi della porzione superiore di un diedro dalla faccia sinistra liscia e una fessura rovescia non esattamente positiva per le mani che continua oltre un piccolo tetto. I due friend medi ravvicinati che Mauretto ha posizionato avrebbero sicuramente trattenuto un volo. Con la corda ben tirata sia io che Maxi liberiamo il passaggio e sinceramente ci sembra più di un settimo grado: ripetitori avvisati.
E’ il giorno di ferragosto e noi, in cima al pilastro della Plote così come nel vallone delle Cjanevate, siamo gli unici visitatori. Nouvelle sensation è dietro di noi e con una stanchezza che avevamo dimenticato in questi mesi saliamo gli ultimi centocinquanta metri di spigolo verso la cima.
Ecco le poche note tecniche mi vengono in mente:
dalla sosta 8 si nota lungo una cengia a sinistra una sosta a spit (probabilmente della via Olympbionade 2008), potenziale via di fuga. Le calate (5 in totale) dalla cima del pilastro sono ottimamente attrezzate a spit con catena, consigliamo quindi di proseguire lungo lo spigolo al termine della via. In cima si trova la prima doppia su grande e solido spuntone, l’unica su ancoraggio naturale. Poco vicino si notano due tasselli privi di piastrine, rimosse probabilmente poiché l’ancoraggio è stato reputato compromesso da una sottile crepa che collega entrambi i punti. Attenzione che conclusa la terza doppia, ci si deve slegare e traversare a piedi su cengia verso sinistra (faccia a valle) per raggiungere la successiva catena e proseguire nella discesa.
Mauro Dall’Argine















