MUSEO DI GUERRA ALL’APERTO SUL MRZLI VRH
domenica 18 maggio 2025
parcheggio chiesa di Javorca (430 m), chiesa di Javorca Sv. Duh (568 m), Pl. Petrovč (1143 m), cima Mrzli Vrh (1352 m), Pl. Lapoč (1149 m), Pl. Petrovč e rientro al parcheggio per lo stesso percorso di salita
La Commissione Escursioni della Società Alpina delle Giulie APS e il Gruppo Escursionismo dell’Associazione XXX Ottobre propongono un’escursione sul monte Mrzli Vrh, che nel corso della Prima Guerra Mondiale faceva parte della linea del fronte, essendo posizionato sopra il corso dell’Isonzo.
AVVICINAMENTO
Da p.za Oberdan, percorreremo la Costiera fino all’incrocio con la statale 55 per Gorizia; entrata in Slovenia tramite il valico della Casa Rossa e poi si seguono le indicazioni per Bovec Tolmin. Arrivati a Tolmin, dove prenderemo un caffè, troveremo già le indicazioni turistiche per la chiesa di Javorca. Da Zatolmin la strada sarà stretta e con possibili pietre cadute sull’asfalto…
NOTE STORICHE DELLE VICENDE BELLICHE
a cura di Livio Marassi
La chiesetta commemorativa di Javorca è dedicata a Sv. Duh (Spirito Santo). Edificata nel 1916 dai soldati austro-ungarici, raccoglie i caduti morti sui monti che circondano Tolmino, provenienti da ogni angolo dell’impero: austriaci, sloveni, croati, boemi, galiziani, rumeni e ungheresi. La chiesetta costruita in legno su una base in muratura cadde in rovina alla fine della Grande Guerra. Il primo restauro lo eseguirono gli italiani nel 1934, mentre con l’ultimo, nel 2005, la chiesa è ritornata al suo antico splendore.
Un piccolo capolavoro, unico, sul fronte isontino della Prima Guerra Mondiale. Alla chiesa di Javorca, posta su una rupe rocciosa, si accede attraverso una scenografica scalinata. Sulle pareti esterne, si trovano grandi riquadri di legno con la raffigurazione degli stemmi delle venti regioni dell’Impero Austro-ungarico. L’interno è molto suggestivo, realizzato completamente in legno, ha come colore dominante il blu, simbolo di pace e di serenità, sul soffitto si trovano diversi tratteggi con simboli che richiamano le diverse religioni dei soldati che componevano l’esercito austro-ungarico: musulmana, cattolica, ortodossa e protestante. Sulle pareti si trovano i pannelli di legno, sui quali sono incisi a fuoco i nomi di 2.564 caduti. Prima d’uscire un’ultima occhiata all’iscrizione a perenne ricordo del sacrificio di migliaia di soldati caduti nell’assurda lotta per il possesso del monte Mrzli Vrh: “O indimenticabili eroi dello Sleme del Mrzli Vrh e del Vodil Vrh, i cui nomi queste pareti celano e mantengono vivi….”
Il Mrzli Vrh fu uno dei monti più contesi sul fronte isontino, testimone di feroci scontri ed inauditi sacrifici da parte dei belligeranti. Nonostante questo però, non è molto famoso e nella vasta bibliografia della Grande Guerra, viene menzionato brevemente; fra i motivi, uno è probabilmente dovuto al nome impronunciabile per i “latini”: Mrzli Vrh. La montagna, dall’alto dei suoi 1.359 metri, domina un lungo tratto della sottostante valle dell’Isonzo che, assieme alle colline di Santa Maria (Mengore), Santa Lucia e Bučenica, costituiva l’invincibile baluardo di Tolmino. Il 21 ottobre 1915 con una serie di violente ondate d’assalto, il 12° Bersaglieri assieme agli Alpini dell’Exilles e del Pinerolo conquistarono la prima linea difensiva austo-ungarica, chiamato il “trincerone”. Purtroppo per le truppe italiane, gli austriaci si erano preparati a questa eventualità, ed avevano costruito altre tre linee di trincee sul versante orientale. Iniziava la guerra di posizione in trincea, iniziava l’inferno del Mrzli vrh…
Non c’era da combattere solo il nemico, ma anche le condizioni ambientali, che erano proibitive. D’inverno la montagna si ricopriva di uno strato di ghiaccio ed era sferzata da freddi venti, in primavera la neve si scioglieva e l’acqua gelida riempiva le trincee, causa di molti casi di congelamento agli arti inferiori; d’estate, nei ricoveri e nelle baracche ricoperte di lamiere roventi, si soffriva un caldo atroce e mancava l’acqua. Infine l’autunno, il peggiore, quando le copiose piogge delle Alpi Giulie creavano dei veri e propri torrenti di fango che s’insinuavano dappertutto e spesso travolgevano le opere difensive.
Però, mentre per le truppe austro-ungariche, ben salde sull’ampia cresta sommitale, la vita era relativamente meno complicata, per le truppe italiane invece fu un vero e proprio calvario. Aggrappate sul ripido e scivoloso pendio meridionale, erano continuamente colpite dall’alto, da tutto quello che poteva rotolare (grandi massi rocciosi, rifiuti, palle di filo spinato, barilotti di esplosivo). Alcune lame di roccia in vertiginosa pendenza, chiamate “lunette”, erano l’unico riparo per bersaglieri, alpini e fanti che in condizioni tattiche e ambientali terribili resistettero per due anni.
Questa infelice situazione degli attaccanti era ben conosciuta dai Comandi Imperiali, che identificarono proprio in questo tratto del fronte uno dei punti deboli dello schieramento italiano, motivo per il quale fu scelto quale obiettivo primario all’inizio del contrattacco della Dodicesima battaglia dell’Isonzo. Il 24 ottobre 1917, preceduto da un violentissimo bombardamento e dallo scoppio di una mina sotterranea, tutte le postazioni, i ricoveri e le trincee italiane del Mrzli vrh vennero distrutte, sconvolte; opere e soldati italiani vennero ricoperti da macerie e pietre. Iniziava la disfatta di Caporetto….
DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Dal parcheggio si salirà su asfalto alla splendida chiesa Javorca, edificata su un poggio e con decorazioni, interne ed esterne, che la rendono unica!
Dopo una doverosa visita si proseguirà, seguendo la segnaletica che si inoltra nel bosco. Si raggiungerà una prima planina, attorniata dal proprio pascolo, e poi, per evidente percorso, ci si immergerà nuovamente nel folto, seguendo un vecchio percorso che si alza a serpentine.
Salendo la vista si aprirà sulla vallata e si arriverà alla sella Petrovč, dalla quale si potrà ammirare la valle dell’Isonzo.
Comincerà ora la salita alla vetta, costellata di resti bellici, come lapidi, monumenti e opere difensive e una volta in cima si farà la pausa pranzo. In seguito si continuerà a percorrere la dorsale per scendere verso ovest, si toccheranno ancora resti degli eventi bellici e si ritornerà, compiendo un anello, alla Planina Petrovč.
Da qui, per tornare al parcheggio si ripercorrerà il tracciato di salita.
Difficoltà: Escursionistico (E)
Dislivello: 950 metri circa
Sviluppo: 13 km
Cartografia: Tabacco 066 – 1:25.000
utili i bastoncini
Ore 7.00 ritrovo e partenza da piazza Oberdan, rientro a Trieste verso le 20.
Escursione con mezzi propri e pulmino sociale
Direttori d’escursione:AE Maurizio Toscano e Giorgio Musino
numero del cellulare sociale AXXXO: +39 339 4681850
Quota Soci CAI € 7,00
Per i non soci supplemento di € 13,00 per Assicurazione Infortuni e Soccorso Alpino.
Info e iscrizioni alla Società Alpina delle Giulie, via Donota 2, tel. 040 369067 dalle 17.30 alle 19.30 entro venerdì.





