L’INCOMPIUTA – MONTE COLODRI
Monte Colodri
via L’incompiuta (Rabanser, Grill, Kluckner, Heiss)
350 m VII, VI A0
Ripetizione: Mauro Dall’Argine, Mauro Bologna e Giorgia Tammetta, 26/04/2026
L’incompiuta è come l’omonima sinfonia di Schubert: “breve” (relativamente) e intensa. Prima di morire il compositore tedesco ha lasciato incompiuta una composizione che figura con due movimenti al posto dei canonici quattro tipici della musica sinfonica: Allegro moderato e Andante con moto. Queste indicazioni agogiche sembrano quasi suggerire la stessa cosa, lo smorzamento del brio dell’Allegro attraverso la moderazione o d’altra parte il movimentare qualcosa che si muove sì, ma con molta calma.
L’incompiuta è proprio così, una scalata di difficoltà tecnica molto frequente ma con una sorta di moderazione indotta dalla roccia ottima e proteggibile, il contesto solare e la prossimità della strada.
Su questa via si è a ragione già detto molto, non solo per quello che rappresenta la parete del Colodri per la storia dell’arrampicata libera (si pensi ad esempio alla cordata Manolo – Roberto Bassi sulla via “la zanzara e labbradoro”) ma anche perché sembra incredibile una via tanto bella, logica e accattivante sia nata così tardi rispetto alle sue sorelle.
Giungendo dal veronese, quando si scorge la riva del Garda dall’alto, è facile individuare il monte Colodri che sembra quasi piccolo nel contesto della valle del fiume Sarca. Poi però, giunti al cospetto della sua parete est, ci si rende conto del perché questo muro sia forse uno dei simboli indiscussi della scalata ad Arco.
La parete è grande, alterna strapiombi, fessure e vari punti deboli in un mare di sezioni strapiombanti e repulsive che portano ai grigi terminali, ovvero le placche che coronano la cima. Una cosa che colpisce dell’Incompiuta è che è una via decisamente continua a parte la piccola cengia mediana. Anche l’ultima lunghezza è sostenuta fino all’ultimo “ribaltamento”, movimento che consente di salire sul piano orizzontale che porta presto alla cima.
E’ facile lasciarsi catturare dal fascino di questo grande muro pieno di colori, giocare cercando tutte le possibili linee di salita, probabilmente tutte percorse già da una via documentata e “confezionata”.
A mio parere, i contributi che si trovano online sull’Incompiuta sono a tratti discordanti in riferimento alle difficoltà, in particolare Orme Verticali per questa salita suggerisce con ottimismo dei gradi abbastanza bassi, mentre i Sass Baloss hanno scelto una strada più conservativa pur comunque (sempre secondo me) sovra-gradando le varie lunghezze di corda.
Una cosa è certa: è una salita da non sottovalutare, sia considerando la difficoltà oggettiva che il suo stampo decisamente alpinistico che si armonizza poco con le note, belle e addomesticate vie di Heinz Grill nella zona. Gli unici spit che compaiono sono quelli alle soste, sempre singoli e con anello, facilmente integrabili. Le protezioni in loco, seppur non abbondanti, sono comunque affidabili e posizionate in punti decisamente adeguati. Solo lungo alcune fessure non si trova nulla ma trattasi sempre di strutture ben proteggibili.
Abbondante sarà così l’uso dei friends lungo tutta la salita, alcuni micro friends possono essere utili per proteggere dei passi considerati “lunghi”, anche i dadi si presterebbero a molte fessure irregolari (ad averli portati saremmo stati felici..). Doppiare infine le misure intermedie dei friends può risultare molto utile. Vado con ordine e mi prendo la libertà di integrare la relazione di Orme Verticali che reputo se non altro molto precisa in termini di schizzo e andamento generale:
1 e 2) abbiamo unito i primi due tiri (60 metri) percorrendo la variante di destra come riportato nello schizzo. Il traverso è facilmente scalabile in A0 e se fatto in libera potrebbe aggirarsi sul VII grado. Le protezioni sono solide e sufficienti sulle difficoltà. La variante di VI che porta alla base del terzo tiro è una placca poco proteggibile
3) essendo molto buona la lama dei primi metri nonché la fessura del resto della lunghezza, il tiro risulta fisico ma non estremo, comunque ben proteggibile (forse un passaggio di VI+ all’interno di una lunghezza comunque sostenuta tra il V+ e VI)
4) anche qui, la fessura rovescia è molto buona ma anche molto larga. Per evitare passaggi troppo sprotetti si potrebbe addirittura utilizzare un friend bd n. 4. Impegnativo un passaggio verticale dopo il traverso verso sinistra: forse VI+, scalabile in A0 potenzialmente
5) come nel caso di Orme Verticali, risulta più semplice evitare il sistema di cenge esposte verso destra e accedere al boschetto direttamente in verticale lungo quella che sembra essere la via Katia: passaggio su albero e roccia a tratti malsicura prima di raggiungere la cengia
6) molto precisa la relazione di Orme Verticali: complesso è un passaggio leggermente strapiombante alla fine del diedro, poco prima di muoversi in obliquo verso sinistra (forse VII-, comunque potenzialmente scalabile in A0). Il resto del tiro è sostenuto ma su buoni appigli
7) lunghezza generalmente più semplice della precedente su roccia più levigata nella prima parte e a tratti non solidissima prima di traversare nuovamente a sinistra nel diedro (quest’ultimo tratto forse VI). All’inizio del tiro si rinvia uno spit appartenente alla via Katia, l’unico spit di progressione nell’Incompiuta
8) anche qui molto preciso lo schizzo di Orme Verticali. Altre relazioni dipingono questa lunghezza come complessa ma di complesso risulta a parer nostro solo il breve traverso finale (comunque protetto) dove conviene scendere leggermente a cercare dei buoni appoggi (VI) e in bella esposizione!
9) forse il tiro più bello. Ci si trova immersi nel mare dei grigi. I due passi “lunghi” possono essere facilmente protetti da micro friends prima di raggiungere un lungo cordino utile per l’A0 o per arrampicare in libera rinviando con buon anticipo. Questo passaggio in verticale è tecnico e su appigli piccoli e leggermente svasi (VII-). Da qui parte un bel traverso verso destra (VI- sostenuto) dove spesso le protezioni in loco (solide e presenti) sono nascoste alla vista e quindi bisogna procedere con decisione
10) breve diedro articolato (V, forse V+). Si sale poi verso sinistra su roccia non ottima ma basse difficoltà raggiungendo una comoda cengia dove si notano molti spit delle vie adiacenti
11) lunghezza da non sottovalutare. Si traversa nettamente a sinistra per poi salire in verticale puntando a dei cordini (VI), poi si traversa verso destra seguendo l’andamento di una sorta di rampa (VI, leggermente strapiombante e sufficientemente protetta) che si abbandona salendo in verticale con logica dove la roccia comincia a diventare abrasiva e con alcune rigole e buchi. Con un ultimo facile passaggio si esce nettamente dalla parete trovandosi sul bordo su un piano orizzontale molto lavorato dove si può attrezzare una sosta su molte clessidre
Mauro Dall’Argine









