DISCESA DALLA CIMA CANALI DOPO LA PERCORRENZA DELLA FESSURA BUHL
RELAZIONE TECNICA
Relazione di discesa dalla Cima Canali dopo la percorrenza della fessura Buhl
V+
Mauro Dall’Argine e Gianluca Lagnese
20/07/25
La fessura Buhl alla Cima Canali è sicuramente una via da percorrere, sia per il nome che l’attraversa che per la bellezza dei suoi passaggi. La recente nuova attrezzatura delle soste a chiodi e clessidre (utilizzabili anche in calata) la rende una via “sicura” in termini di ritirata; inoltre molti scelgono le doppie come discesa principale dalla via. Personalmente, prediligendo le vie normali alle calate, anche questa volta ho voluto evitare eventuali incastri lungo una via fatta di fessure e camini molto stretti. Scegliere però di percorrere la via normale in questo specifico caso, può risultare una scelta poco felice senza avere con sé i giusti riferimenti.
La discesa dalla Canali è sicuramente complessa e ho deciso così, fresco di percorrenza, di scrivere qualche riferimento magari utile a chi come me vuole evitare la discesa lungo la via e, perché no, vuole godersi quella che, con le giuste accortezze, può diventare una bella avventura: un giro che completa l’esplorazione della montagna e consente l’individuazione di molte cime circostanti tra la val Canali e l’area del Sass Maor.
La via di discesa si divide essenzialmente in queste fasi: Alcuni tiri di corda verso la piccola forcella che a sinistra porta in vetta alla Canali e verso il basso porta alla normale attrezzata nel 2018; la discesa dalla normale vera e propria con alcuni passi esposti protetti a fittoni ed alcune brevi calate; la discesa infine lungo il canalone che porta al catino del rifugio Pradidali.
Uscendo dalla via di salita su roccia stupenda e lavorata (secondo i vari riferimenti l’undicesimo tiro), ci si trova su una zona non molto grande fatta a cenge e gradini. Conviene a questo punto alzarsi ancora di pochi metri puntando a destra ad una specie di piccola forcella dove si trova un cordone attorno ad un masso incastrato che funge da spuntone. Sul muro immediatamente a sinistra sembrano esserci, sottilissime, delle scritte in vernice rossa con le relative colate ormai appena individuabili. Questi due dettagli confermano di essere giunti effettivamente al termine della via dove anni prima compariva la scritta “discesa”. Da qui fino al ricongiungimento con la normale appena sotto alla vetta della Canali, non abbiamo trovato alcun ometto, seppur qualche bollo o striscia di colore rosso sbiadito.
L1: Per quanto assurdo possa sembrare, si deve scavalcare la piccolissima forcella che dà sui lontani prati di discesa e traversare verso sinistra lungamente e in buona esposizione in direzione di un ampio e ripido canale (che non è quello di discesa come potrebbe sembrare!). Si giunge dopo circa 20/30 metri, abbassandosi un paio di volte, ad una zona evidenziata da un segno rosso visibile alla base di una fessura. Qui conviene sostare (spuntone, clessidre ma anche fessura per friend)
L2: Si sale la fessura su roccia non ottima e difficoltà di III fino a giungere presto alla base di un nuovo canale. Anche qui, varie possibilità di sosta. Lunghezza breve
L3: Si sale il canale e ci si ritrova su una cengia che percorsa porterebbe alla base del canalone citato in L1 (quello non di discesa appunto). Lungo la cengia, si sale la parete-placca di sinistra dove sembra più semplice (attenzione agli attriti) fino a trovarsi su una zona detritica dove sostare su spuntoni e/o clessidre minime
L4: Ci si muove ancora in direzione del canale citato in L1 su cengia elementare ma un po’ esposta fino ad una zona aperta dove conviene a questo punto slegarsi
Ora ci si trova alla base di alcune belle colate lavorate dall’acqua e seguendo in salita ancora qualche bollo e una riga poco visibili, si giunge alla stretta forcella che dà alla normale e dalla quale verso sinistra si raggiunge la cima. La forcella è segnalata da un ometto e da questo punto gli ometti compariranno con maggior frequenza.
Scendere in direzione del canale sottostante e superarlo fino a trovarsi al cospetto di una piatta cresta con alcuni fittoni dove conviene legarsi.
L5: breve e protetta (seppur vertiginosa) traversata in cresta per giungere ad un ampio plateu con molti ometti.
Ci si slega nuovamente e, seguendo ometti e bolli, si scende un canale ripido ben attrezzato da catene per eventuali doppie giungendo ad una zona molto ampia quasi ormai in direzione del versante di salita. Con alcune doppie obbligatorie su catene si punta al canalone principale di discesa che dà alle ghiaie del rifugio Pradidali: una freccia rossa indica un brusco cambio di direzione verso destra per imboccare il canalone.
Quest’ultimo è abbastanza lungo ma sempre ben segnalato. Anche qui sono necessarie numerose brevi calate in corda doppia, conviene perciò avere una mezza corda a portata. Molto probabile infine trovare un nevaio alla base, cosa che potrebbe causare alcune difficoltà.
Considerando la scarsa visibilità pomeridiana e considerando il lungo avvicinamento al Pradidali in giornata, la discesa dall’uscita della via è durata circa 5 ore. Se si vogliono evitare le doppie, calcolare bene i tempi di percorrenza: partendo da valle il giro può durare potenzialmente più di 10 ore!
Mauro Dall’Argine, Trieste, 23/07/25








