2025: QUEST’ANNO DA NEO-GARSINO
Il passato, i sentieri, la Scuola, le amicizie, le esperienze, le soddisfazioni
2025, un anno di pochi numeri, poche le salite, ma dai grandi risultati personali.
Nel 2021 ho intrapreso seriamente quel percorso che oggi mi ha portato fin qui.
Niente di eclatante s’intende, oggi vengono raggiunti risultati impressionanti in condizioni estreme e non è il mio caso, ma penso che le emozioni che provo e proviamo, nel nostro piccolo, siano praticamente le stesse.
Ricordo ancora i fiordi norvegesi, queste montagne che si affacciano sul mare blu scuro, dipinte di marrone e nero della roccia bagnata dalla pioggia che riflette i raggi del sole quando questo trova spazio tra le nuvole, dal verde dei suoi prati e dal bianco della neve che man mano che si sale regala paesaggi magnifici. E’ cominciato tutto in questi luoghi del nord, dopo più un anno trascorso nelle valli vichinghe sono dovuto tornare a casa, alla vecchia vita, ai vecchi amici, alla vecchia fiamma.
Ma le cose non erano più le stesse e stavano cambiando radicalmente, sì me lo sentivo e ora posso confermarlo, i viaggi ti cambiano.
Non trovando il coraggio di fare quel passo necessario a far partire questo cambiamento, ho avuto bisogno di una spinta, utile per prendere la rincorsa sufficiente ad affrontare la ripida salita, bastava solo non guardarsi indietro.
Era arrivato dunque il momento di togliere qualche strato e camminare, così ho iniziato a girovagare per il Carso triestino, la Val Rosandra, il monte Stena, il Cippo Comici, per spostarmi poi tra le montagne del Friuli, tra Alpi Carniche e Alpi Giulie. Un percorso molto spesso solitario, alla ricerca di nuovi obiettivi personali e avventure, di sentieri immersi nella natura e di croci di vetta.
Le prime salite non si dimenticano, come in creta di Timau, dove ho incontrato dei ragazzi folli, volavano risate ogni minuto, non potevo credere di essere andato lì da solo ed essermi divertito tanto, un posto magnifico. Quel giorno un letto denso di nuvole copriva la valle mentre il sole splendeva e illuminava le cime, non ricordavo di aver mai visto prima tanta bellezza.
E il rifugio Pellarini? Grandi emozioni anche lì, dove sono stato accolto, grazie a un’amica che faceva la stagione estiva, praticamente in fratellanza. Un posto unico in un luogo altrettanto incredibile, situato in un anfiteatro tra le pareti nord dell’Innominata, della Madre dei Camosci e del maestoso Jof Fuart che ho poi raggiunto seguendo la gola Nord-Est. Per non parlare del Grande Nabois, bellissima cima che si affaccia sulla Val Saisera e dove spesso si incontrano i camosci.
I sentieri, col tempo, si facevano sempre più impegnativi e selvaggi e i miei obiettivi non potevano essere portati più a termine in solitudine e senza una formazione più strutturata.
Inizialmente un po’ scettico, forse perché non più abituato al gruppo e a stare con sconosciuti, ho deciso di iscrivermi al Club Alpino Italiano grazie al passaparola e il consiglio di amici e genitori. Ne è seguita la frequentazione di qualche corso e un po’ di attività con le guide alpine di Gemona che mi hanno dato le prime nozioni su neve e ghiacciaio, permettendomi infine di raggiungere il mio primo 4000 m: il Breithorn.
Era giunta l’ora di affrontare anche la roccia e senza l’aiuto di cavi di ferro.
Ecco dunque comparire sulla mia strada la Scuola Nazionale di Alpinismo Emilio Comici, consigliata da un ex collega oggi proprietario di un negozio di alpinismo a Tarvisio. E, a breve giro, da un altro vecchio amico: “vieni! sono istruttore sezionale e do una mano”, Mauro Bologna, oggi titolato Regionale IAL.
Non avevo mai arrampicato prima ma prendo la decisione e quindi che AL1 (corso base di arrampicata libera) sia! Un corso che mi ha insegnato ad arrampicare da primo fino al 5b e mi ha aperto la mente, la visione del gruppo, dell’amicizia, della collaborazione e della solidarietà; nella Scuola ci sono solo volontari e nessuno viene retribuito, la politica viene messa all’ultimo posto e la passione vince su tutto.
In questo ambiente ho trovato molti amici, tra questi l’istruttore Silvio Silich e altri ragazzi, con cui condividere i miei progetti e grazie ai quali ho iniziato con le prime uscite fuori porta: la Valle d’Aosta, la magica Chamonix, dove ho potuto vedere il Monte Bianco dal basso e scendere con la tavola da snowboard per 20 km sul ghiacciaio ‘’Mer de Glace’’ in un ambiente che, fino ad allora, avevo visto solo nelle fotografie o nei documentari. Questi luoghi mi hanno dato la spinta ad allenarmi, sia sulle pareti delle falesie, sia facendo dislivello per mantenere la forma fisica per i miei progetti. Non mi sentivo ancora pronto però, decido quindi di seguire, nel 2022, anche il corso AR1 (alpinismo su roccia), per scalare seriamente sulle pareti in montagna. Anche in questa occasione ho trovato un bel gruppo, l’istruttore Gianpaolo Rosada e gli amici Claudio & Jenny, e nuovi obiettivi: ripetere le vie classiche a chiodi o spit; la Val Rosandra, le Dolomiti, Arco, il Canyon Tijesno in Bosnia coi Corsari delle Giulie. Magnifico!
Il tempo volava e, concluso il corso, i sogni sembravano essere non solo più figure immaginarie ispirate dalle foto di riviste o da documentari televisivi ma la realtà. Stavo dunque raggiungendo, senza aiuto di guide e istruttori, cime e luoghi incredibili scalando su pareti fino al V°+ e oltre, stavo camminando oltre i 4000 metri sulle creste del Castore e, nel 2023, ho visto realizzare anche il mio primo più grande sogno: raggiungere la vetta del Monte Bianco. Un’emozione indimenticabile!
Intanto sentivo vociferare del GARS – Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori della Società Alpina delle Giulie, si diceva che lì ci fosse l’élite dell’alpinismo triestino, quindi neanche ci penso, è roba solo per quelli “forti”, mi dico.
In falesia comunque pian piano il grado aumenta, come aumentano le croci di vetta e le vie: il Campanile di Val Montanaia, la via Dibona e la Comici sulle torri del Falzarego, le vie Ibex e del Tetto al Piccolo Lagazuoi, Gaudeamus al Col dei Boss, Nikiby sul torrione Marcella, Sole & Metallo al Castello del Setsass ma anche la StudelGrat al Grossglokner, l’Hintergrat all’Ortles, insomma sono veramente molti gli obiettivi raggiunti.
Un’altra cosa che avrei voluto molto provare nella stagione invernale, oltre allo sci alpinismo, era battere le piccozze sul ghiaccio delle cascate ma a causa di imprevisti non sono mai riuscito a seguire dei corsi. Grazie ad amici conosciuti nell’ambito della Scuola Comici ho potuto farlo in autonomia e, senza aver mai arrampicato su ghiaccio prima, ho scalato lo Specchio di Biancaneve, 150 metri di ghiaccio, max III°+, tutta da primo di cordata. Non è stata proprio una passeggiata, ricordo che ero sfinito, ma questa esperienza mi ha regalato un’altra emozione indescrivibile, oltre ai 40° di febbre dei giorni successivi.
Passa il tempo e risento parlare del GARS e delle loro esperienze, non sono convinto, ho la solita ansia considerati i nomi che compongono il gruppo, ho sempre la sensazione di non essere all’altezza ma penso di provarci…
Invio quindi la mia candidatura per provare a entrare nell’ambiente. E’ la fine del 2023 e decido, visto che mi sono trovato molto bene, di tentare a far parte della Scuola Nazionale di Alpinismo Emilio Comici per dare una mano, condividendo le mie piccole esperienze con coloro che, come me, sognano o perlomeno vorrebbero provare le stesse emozioni.
La richiesta per il GARS si rivela essere giustamente prematura e viene rimandata, dovevo attendere ancora un po’, trovare il tempo di frequentare il gruppo e mantenere i miei obiettivi personali. Trovo invece riscontro positivo da parte della Scuola Comici e questo è per me motivo di grande soddisfazione, ha inizio quindi il mio percorso da aspirante istruttore.
Nel 2024 comincio a seguire i corsi roccia aiutando gli Istruttori Titolati nello svolgimento delle lezioni teoriche e pratiche in ambiente. Nel contempo riesco ad arricchire le mie teoria e tecnica presenziando ai corsi di aggiornamento, come quello svolto in alta montagna al rifugio Torino, dove, con Mauretto, ho avuto modo di raggiungere la Tour Ronde salendone la parete nord. Bellissima esperienza, gli unici sulla via e ambiente incredibile! Si vedevano il Monte Bianco, il ghiacciaio della Brenva e il “Mer de Glace”, la Aiguille Noire e il Dente del Gigante. Con Stefano e Gianni ho potuto percorrere le creste delle Aiguilles Marbrées, arrampicare la via Grivel al Petit Flambeau, veramente bellissimo. Per non parlare del corso di aggiornamento in Val di Rabbi, organizzato da Gianni e Giorgio, che mi ha dato la possibilità di affinare la tecnica sul ghiaccio riuscendo, da primo, a completare cascate di ghiaccio fino al IV+ e avendo anche l’onore di legarmi in cordata con Paolo Pizzolato (Fox).
Grazie a loro, successivamente e per conto mio, sono riuscito a tornare in ambiente a percorrere qualche via di misto come la cresta dell’Entreves o l’Arete des Cosmiques, raggiungendo anche qualche altra cima oltre i 4000 metri come l’Allalinhorn in Svizzera, punta Giordani o punta Gnifetti, dove si erge la famosa Capanna Margherita.
E torniamo al 2025. Inizialmente pensavo fosse stato un anno un po’ scarno per il mio ‘’curriculum alpinistico’’ ma ripensandoci direi invece che si è trattato di un anno che ha portato molte soddisfazioni ed esperienze, potrei azzardare le più importanti della mia vita.
L’anno è iniziato con le salite più faticose, come i 1800 m di dislivello per raggiungere in condizioni invernali il tetto del Friuli, il monte Coglians, o i 1700 m di dislivello percorsi in solitaria per raggiungere la vetta del Gran Zebrù con la splitboard. Ha segnato la nascita di belle amicizie con alcuni istruttori della Scuola Comici e con i ragazzi del GARS. Ci sono stati poi i 2 giorni passati in furgone con Giovi, Giulio e Maurin per raggiungere i 3273 m del Monte Magro facendo sci alpinismo (una delle più belle discese personali fatta con la tavola fuoripista) o l’uscita fatta sempre in loro compagnia nel Parco Nazionale di Paklenica per ripercorre alcune bellissime vie aperte dall’amico Fox (Paolo Pezzolato), come Senza pietà (6b+) e Gospodari kiše (6a+) e dall’alpinista Boris Cujic come Brid za veliki čekić (5b+) soprannominato, vista la difficoltà del tiro chiave, il ‘’camin rigola mannaro’’.
A inizio 2025 arriva anche l’ufficializzazione del mio passaggio da aspirante a istruttore sezionale della Scuola e, per la prima volta, mi vengono affidati degli allievi per percorrere 2 vie alpinistiche di V°+, un momento di grande emozione e senso di responsabilità.
Anche la mia richiesta di entrare nel GARS viene presa in considerazione e vengo invitato al primo convegno estivo del gruppo al rifugio Gianetti, in val Masino, posto incantevole situato in un’antica valle glaciale dove il ghiaccio ha lasciato lo spazio alla roccia e al verde intenso dei prati. Lì, con i suoi 3308 m si innalza imponente il Pizzo Badile. Raggiungo la sua cima per la via classica Molteni, circa 500 m di arrampicata, V+, legato in cordata con Stefano Figliolia, un altro nome importante della Scuola, con noi ci sono anche Giorgia e Mauretto. Giornatona! Via molto bella e ambiente superbo! Momenti che rafforzano amicizie e regalano emozioni, come quelle che arrivano anche completando la via Fiorelli, percorso più breve di VI- aperto nel 1956 dal padre del cordialissimo gestore del Gianetti che porta in cima al Dente della Vecchia, un torrione che, come un faro, si staglia sul rifugio e tutta la valle sottostante.
Passano i mesi, e un giorno mentre sono al lavoro squilla il telefono, è Mauro Bologna, ne avevamo parlato in passato ma non pensavo potesse realmente accadere, mi sta chiedendo ufficialmente se mi piacerebbe prendere parte a una spedizione del GARS in Pakistan, un progetto finalizzato alla tracciatura di nuovi percorsi, l’esplorazione di luoghi ancora poco, se non mai, visitati prima, di cime mai raggiunte e nuove pareti da scalare. Come poter rifiutare, è il sogno di ogni alpinista o almeno il mio sicuramente! È quindi ora di tornare ad allenarsi seriamente provando a superare i 2000 m di dislivello in giornata sui sentieri del Friuli, il tutto per prepararmi alla spedizione.
Dalla falesia arrivano anche altri risultati inaspettati, i primi 6c, ma l’arrampicata su roccia con un po’ di amarezza passa temporaneamente in secondo piano, dal momento che a causa di impegni di lavoro e di altri progetti, non riesco a organizzare scalate multi-pitch in montagna.
Provo a convincermi comunque che non si può far tutto ma ad ogni modo alcuni pensieri continuano a vagare per la testa e, condividendoli con gli amici tra un tiro e l’altro in falesia, mi chiedo se mai riuscirò ad aprire una via dal basso come Paolo Pezzolato, Mauro Florit o Stefano Zaleri, tanto che ripetendolo spesso, Mauro Dall’Argine un giorno riflettendo mi dice “ricordo un posto Lorenzo, andiamo a fare una camminata per fare un sopralluogo?” e io rispondo “certo Mauro! portiamoci un po’ tutto, non si sa mai!”
Così quella domenica siamo usciti per buttar l’occhio alla parete, ma non si è trattato solo di una supervisione, non avevamo molto materiale ma ne sono usciti inaspettatamente i primi 2 dei 5 tiri che si sono completati qualche settimana dopo anche con Giulio Valenti.
Nasce così “Diamanti grezzi e stelle alpine” la mia prima esperienza in cui ho contributo alla realizzazione di una nuova via. Un altro piccolo sogno nel cassetto che si realizza grazie all’amico Mauro.
Successivamente, in previsione della spedizione nello Swat (Pakistan), abbiamo organizzato qualche giorno in quota per essere pronti per le cime asiatiche e consolidare le cordate. Siamo andati a dormire sul Plateau Rosa, a 3800 m, l’obiettivo? Portare a casa 7 punte che toccano il cielo.
Siamo Mauro dall’Argine, Giulio Valenti, Giorgia Tammetta, Mauro Bologna, Elisa ed io. Le giornate sono buone e riusciamo a fare campo sul ghiacciaio. Ne escono 3 giorni fantastici che si aggiungono alle esperienze più belle mai fatte fino ad ora.
Scalare il Polluce, il Castore, il Roccia Nera e completare la traversata integrale dei Breithorn vedendo sorgere il sole sulle creste che tagliano il cielo oltre i 4000 metri. Sono difficilmente spiegabili le emozioni che uno sviluppa e porta dentro di sé in quei momenti.
Il tempo vola, vengo accettato ufficialmente come membro del Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori, per me un’élite dell’ambiente alpinistico di casa, un onore immenso.
Arriva la partenza per il Pakistan, grande è l’emozione di viaggiare con gli amici Giulio Valenti, Mauro Bologna e Mauro Dall’Argine, ma anche assieme all’accademico Mauro Florit, gli istruttori Giorgio Gregorio e Paolo Pezzolato, nomi di spicco dell’alpinismo triestino. L’occasione di vivere con loro, di mettere piede in terre lontanissime, incontrare culture, stili di vita e usi molto diversi dai nostri. Un’avventura che, nonostante i problemi logistici, alla fine siamo riusciti a portare a termine grazie alla collaborazione di tutti, anche se non proprio con i risultati che ci si era prefissati. Un gruppo incredibile e un’esperienza che mi ha dato veramente modo di avere una visione a 360° sul mondo. Vivere 10 giorni in tenda, fare campo sotto le stelle oltre i 4000 m, conoscere persone semplici con abitudini di forse più di un secolo fa, beh, anche qui trovo difficile esprimere le mie sensazioni ma potreste facilmente immaginarle. Magico è stato anche riuscire con gli amici più cari a trovare la strada per toccare i 5136 metri di questa vetta che mai era stata raggiunta prima. Dedicata la cima all’esploratore Julius Kugy, i momenti di soddisfazione non finiscono qui. Inaspettatamente apriamo, con Giulio Valenti, su una grande parete di granito una via in stile tradizionale sul V+, nasce così Karlik Chhapkali (Lizard Krak). Un ulteriore incredibile tassello che si aggiunge a contorno di questa esperienza unica del suo genere che, fino a quell’istante, solo nei sogni avrei potuto vivere.
Condividendo queste mie piccole grandi esperienze, intendo ringraziare tutti gli amici incontrati nella Scuola Nazionale di Alpinismo Emilio Comici e nel GARS, augurandomi che anche altri appassionati possano vedere realizzati i propri sogni e, lato mio, di continuare a vivere e collaborare con questo gruppo in cui la passione per l’ambiente montano viene decisamente prima di ogni altra cosa.
Buon sentiero e buone cime,
Lorenzo Adamo
- Cima della Tesa, Diamanti grezzi e stelle alpine
- La vista dalla Nord della Tour Ronde
- Le creste del Breithorn 4000m
- Prima uscita con il GARS al Rifugio Gianetti
- Sul Monte Bianco con A. Nacci
- Sul Pizzo Badile con Ste, Gio e Mauretto
- Sul Plateau Rosa
- Sull'Aiguille d'Entrèves
- Tour Ronde, parete nord con noi che saliamo
- Verso la cima Julius Kugy Sar 5136m, Pakistan















